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Teogonia

«Così è l'aria: vi sono le varietà più brillanti che chiamiamo etere, quelle più sporche che noi chiamiamo nebbia e tenebre, e altri tipi per i quali non abbiamo alcun nome...» Platone

 

1. Rodoass
Quando ancora non esisteva il Tempo e la Storia degli Uomini era ben lungi dall’essere scritta, sulla terra informe e deserta e sulle tenebre che ricoprivano il baratro, aleggiava morbido, caldo e rotondo, il prodotto finale del metabolismo di un Dio. Due adipose rotondità, circolari e tornite, separate da un solco preciso e poi il divino buco, generatore di aria e sostanza: in principio era il Culo ed il Culo era dio. Rodoass, Divinità Unica e Perfetta e Signore dei Cinque Sensi sedeva comodo sulla catena montuosa dei Femorali. In completa armonia con l’Universo, Rodoass viveva pensando a sé stesso, un pensiero al quadrato di assoluta bellezza. Le stagioni si alternavano lente, ogni giorno il sole nasceva e moriva e nel perfetto cerchio del tempo, Rodoass da solo pensava. Anche l’eternità, tuttavia, è malattia dello spirito e piano piano si fece largo nella carne, tra gli interstizi delle cellule divine, come un morbo incurabile. Tutto accadde un giorno. L’alba era sorta da poco e Rodoass si svegliò illuminato dalla luce. Come tutte le mattine si accomodò bilanciandosi sul coccige, sospirando via i resti della notte. Tutto intorno il solito silenzio, il silenzio come d’abisso, il silenzio unico e denso dell’eterna solitudine del dio. Improvvisamente, Rodoass lo trovò insopportabile. A cosa serve un dio infecondo? A cosa serve un dio, se non genera? Ragionava e mentre ragionava, Rodoass un poco tremava. Scese la notte quando finalmente prese una decisione. Assecondò la pressione crescente del gas statico sulle pareti interne del retto e rilassò lo sfintere. Il momento era giunto. La pressione diminuì e il gas cominciò ad uscire, aumentando di velocità. Venne un boato. Le nevi perenni sulle cime delle montagne sussultarono insieme al microscopico plancton sul fondo del mare. Una scossa di inaudita potenza scosse la Terra dal nucleo alla crosta. L’odore interruppe finalmente il silenzio e il mondo che Rodoass conosceva finì per sempre. Grazie alla Scissione dei Sensi il Divino Culo si divise in quattro parti uguali e insieme diverse. Rodoass non sarebbe più stato da solo, Rodoass sarebbe diventato “altri”. Quando la notte lasciò il posto alla luce, di Rodoass non rimaneva più nulla. Dividendosi, il dio creò quattro grandi Culi onnipotenti. Era l’alba, l’alba dei Ratava.


2. I Ratava
Il primo Ratava a venire al mondo fu C21, dotato del senso del gusto, detentore universale di amore e carnalità.
Il secondo Ratava fu H21 , a cui fu donata la vista, per apprezzare la bellezza del mondo e la profonda estetica dell’intero creato.
Il terzo Ratava fu CIN4 che presto iniziò a sentire i sussurri del mondo grazie al suo senso: l’udito. Fu lui l’eletto portatore di verità, segreti e saggezza.
Infine, fu il turno di OS, colui che poteva toccare dando forma alle cose, per lui ricchezza e possesso. Tutti e quattro i Culi possedevano un senso comune, l’olfatto e proprio grazie a continui e rumorosi stimoli odorosi, le tondeggianti creature comunicavano tra loro. A differenza di Rodoass, i Ratava non avrebbero mai conosciuto la solitudine. Grazie a sacre note olfattive, si confrontavano continuamente sulla realtà che li circondava perché ciascuno ne percepiva soltanto una parte. Olezzanti dibattiti etici e morali sull’essere e sull’ontologia delle cose, nella forma di scoregge noumeniche, permeavano l’aria. Eppure, tutto questo non era abbastanza. Eternamente incompiuti, i Ratava si sentivano come dimezzati, amputati, parziali. Le rispettive mancanze pesavano come macigni. Privato della sintesi, ciascuno di loro percepiva unicamente la propria incompletezza e le disquisizioni presto si trasformarono in liti. Di fronte ad un semplice fiore, C21 e OS si disperavano perché, senza vista, non avrebbero mai conosciuto il colore dei petali. CIN4 strillava frustrato perché avrebbe tanto voluto assaggiare il dolce sapore del nettare. H21 isterico si agitava a sua volta, perché nessun fiore emette suono. Borbottii continui disturbavano la superficie della terra e come spesso accade a coloro che si sentono incompiuti, i Ratava decisero di mettere al mondo altre creature. Figli della fretta e dell’egoismo, così nacquero i Polar.


3. I Polar
I Polar percepivano il mondo attraverso i cinque sensi ed erano fatti di ossa e di sangue e di carne immortale. Scuotevano, pieni di disperazione, i loro corpi indecenti e deformi e presto cominciarono ad anelare l’impossibile morte, quasi fosse un desiderio carnale.
C21 generò SolrosMan, un corpo umano dal volto mostruoso. Nel tentativo di addolcirne i tratti, intorno al suo capo i Ratava posero una grottesca corona di petali. Talmente brutto da non meritare d’essere amato, SolrosMan dedicò l’intera sua esistenza cantando d’amore con toni struggenti e patetici.
H21 generò LadyPellis, splendida donna dal corpo sinuoso e provocante, terra di piacere per la carne. Tuttavia, gli splendidi lineamenti del suo viso erano coperti da una fitta peluria. Incapace di accettare il proprio aspetto, LadyPellis sviluppò una vera e propria ossessione per la bellezza.
Da CIN4 nacque SalamiMan, un tronco di carne privo di arti condannato a giacere per tutta la vita sul freddo suolo. Incapace perfino di nutrirsi da solo, trasformò il suo tremendo dolore in attaccamento alla dura realtà e per questo giurò che avrebbe detto sempre la verità, anche la più cruenta, cruda come le sue mutilazioni.
OS creò le AdulterSister. Esseri completi e a sé stanti, le due gemelle siamesi incarnavano le differenti polarità del mondo: male e bene, giusto e sbagliato, ricchezza e povertà. Si detestavano. La loro condanna fu quella di vivere carnalmente unite, dipendenti l’una dall’altra in uno scontro senza fine.
Quando i Ratava si resero conto del proprio errore, ormai era troppo tardi. I quattro Polar conducevano la loro esistenza sulla Terra facendosi scherno di loro stessi, in un turbinio di dolore e infelicità senza fine. Vivevano con l’amara consapevolezza di essere prototipi, eterni scherzi della natura maligna, in un mondo sempre più oscuro. Ciascuno di loro incarnava l’orrenda immagine dell’altro, nell’eterna spirale crescente di un’angoscia incurabile.


4. Gli Sciami
Disgustati dai loro stessi figli, per riparare allo sbaglio, i Ratava decisero di generare ancora. Crearono gli esseri umani dal fango della terra, insufflarono nelle loro narici una flatulenza vitale e fu così che l’uomo divenne anima vivente. Ciascun Ratava diede vita ad un gruppo di uomini e di donne a sua immagine e somiglianza e nacquero gli Sciami. I quattro Sciami vennero dati alla luce nel miraggio di una perfezione tanto ambita quanto lontana. Per questi nuovi esseri migliorati il dolore non sarebbe stato più contemplato. Ciò che era immortale divenne tuttavia mortale: la felicità non poteva essere perseguita in eterno e sarebbe stata breve, ma intensa. Tuttavia, la genesi degli Sciami fu talmente ampia che le nuove specie si mischiarono velocemente tra loro. Accoppiandosi furiosamente si moltiplicarono. Fuggirono dai loro alveari e al controllo dei creatori e iniziarono a spadroneggiare in una Terra ormai in tumulto.
Fu un uomo solo a sfidare il caos e il disordine: Orazio Angelo Pregoni.
Orazio era in possesso di una sensibilità sconosciuta sulla terra, una sensibilità superata solo dal suo talento. Egli possedeva il Kulanshiki: senso straordinario, per una maggiore comprensione di sé e dell’universo. Questa nuova conoscenza attingeva energia dal cosmo stesso permettendogli, attraverso doti olfattive straordinarie, di comunicare con i Ratava. Orazio Angelo Pregoni, unico Raverendo, ricevette quindi un incarico eccezionale dai Ratava. Doveva ricondurre gli Sciami verso i loro alveari di provenienza e di conseguenza verso i Polar di origine, in modo che ogni Ratava potesse riconoscere i suoi figli e occuparsi della loro felicità. Orazio Angelo Pregoni ora è verbo assoluto e incontestabile, emissario sulla Terra delle culesche divinità. Le sue doti divinatorie illuminano la via degli uomini come un faro di speranza, come un sentiero illuminato verso il ricongiungimento degli Sciami e la tanto agognata e promessa felicità.

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